La sindrome di Asherman: aderenze uterine e infertilità, cosa sapere

Cicli che scompaiono, flussi sempre più scarsi, difficoltà a concepire. Quando una paziente vive questi segnali, spesso si tende a normalizzarli o a rimandare gli approfondimenti. Eppure, in alcuni casi, possono essere la spia di una condizione rara ma importante: la sindrome di Asherman.

Questa patologia, nota anche come sinechie uterine, si verifica quando si formano aderenze all’interno della cavità uterina, che uniscono fra loro le pareti dell’endometrio, alterandone la struttura e la funzione. Le cause principali sono legate a traumi endouterini: raschiamenti dopo aborto spontaneo o parto, infezioni, interventi chirurgici invasivi. Più raramente può essere legata a tubercolosi genitale o trattamenti radioterapici.

La conseguenza più evidente è la riduzione o scomparsa del flusso mestruale (amenorrea secondaria), ma può causare anche dolore, infertilità e aumentato rischio di aborto.

Il Prof. Attilio Di Spiezio Sardo, tra i massimi esperti in chirurgia isteroscopica, affronta la sindrome di Asherman con un approccio chirurgico mini-invasivo e ad altissima precisione, che prevede l’uso di strumenti isteroscopici molto sottili e delicati. L’obiettivo è rimuovere le aderenze, ripristinando la normale morfologia e funzionalità dell’endometrio, con il minimo impatto possibile sui tessuti.

L’isteroscopia operativa è oggi la tecnica di riferimento per la diagnosi e il trattamento della sindrome, soprattutto se eseguita da mani esperte. In casi selezionati, può essere necessario più di un intervento, seguito da terapie ormonali o l’inserimento di piccoli dispositivi intrauterini temporanei, per evitare la riformazione delle aderenze.

Affrontare la sindrome di Asherman significa offrire a molte donne la possibilità di ritrovare un ciclo mestruale regolare, e in molti casi, anche la possibilità di una gravidanza futura.

È essenziale rivolgersi a un centro specializzato: il successo del trattamento dipende non solo dalla diagnosi corretta, ma anche dalla qualità del gesto chirurgico, dalla personalizzazione del percorso e dal follow-up.


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