Sterilità femminile: cause, diagnosi, pervietà tubarica e terapie

La ricerca di una gravidanza non sempre porta al concepimento nei tempi desiderati. Quando questo non avviene, è importante evitare sia inutili allarmismi sia lunghe attese senza un corretto inquadramento clinico. La fertilità femminile è infatti il risultato di un equilibrio complesso che coinvolge ovulazione, riserva ovarica, tube, utero, endometrio e assetto ormonale, oltre naturalmente alla fertilità del partner.

In medicina si parla generalmente di infertilità quando una gravidanza non si verifica dopo 12 mesi di rapporti regolari non protetti. Nelle donne di età più avanzata, in particolare dopo i 35 anni, può essere opportuno iniziare gli approfondimenti prima, perché l’età rappresenta uno dei principali fattori che influenzano la fertilità femminile.

Il punto fondamentale è comprendere che l’infertilità non è una diagnosi unica: può avere origini molto diverse e, proprio per questo, il percorso deve essere personalizzato.

Quali sono le principali cause di infertilità femminile?

Una delle prime condizioni da valutare riguarda l’ovulazione. Alterazioni ormonali, sindrome dell’ovaio policistico, disfunzioni tiroidee, variazioni importanti del peso corporeo o una riduzione della riserva ovarica possono interferire con la normale maturazione e liberazione dell’ovocita.

Un altro elemento fondamentale è rappresentato dall’età della donna. Con il passare degli anni diminuiscono progressivamente sia il numero degli ovociti disponibili sia, soprattutto, la loro qualità. Per questo motivo l’età deve sempre essere considerata nell’impostazione del percorso diagnostico e terapeutico.

Esistono poi condizioni anatomiche che possono interferire con il concepimento. Miomi, polipi endometriali, aderenze intrauterine, alcune malformazioni uterine ed endometriosi possono, in situazioni selezionate, avere un impatto sulla fertilità.

Un capitolo particolarmente importante riguarda infine le tube di Falloppio, strutture essenziali per l’incontro tra ovocita e spermatozoo.

Pervietà tubarica: perché è così importante?

Le tube mettono in comunicazione la cavità uterina con la regione ovarica e rappresentano normalmente il luogo nel quale avviene la fecondazione. Dopo l’ovulazione, l’ovocita viene captato dalla tuba e, se incontra uno spermatozoo, può essere fecondato. L’embrione formatosi prosegue quindi il proprio percorso verso la cavità uterina, dove potrà impiantarsi.

Se una o entrambe le tube sono ostruite o gravemente danneggiate, questo processo può risultare compromesso.

Pregresse infezioni pelviche, endometriosi, interventi chirurgici addominali o pelvici e processi aderenziali possono essere associati a un danno tubarico. In alcuni casi l’alterazione può essere completamente asintomatica e venire scoperta soltanto durante gli accertamenti per infertilità.

Per questo motivo, quando indicato, la valutazione della pervietà delle tube costituisce una parte importante dello studio della fertilità femminile.

Come si studia la pervietà delle tube?

Oggi sono disponibili differenti metodiche. Tra queste rientrano l’isterosalpingografia, che utilizza un mezzo di contrasto e un esame radiologico, e metodiche ecografiche con introduzione di un mezzo di contrasto nella cavità uterina, che permettono di valutare il passaggio attraverso le tube senza ricorrere ai raggi X.

La scelta dell’esame più appropriato dipende dalla storia clinica della paziente e dal sospetto diagnostico. La laparoscopia, invece, non rappresenta un esame da effettuare sistematicamente per verificare la pervietà tubarica, ma può essere indicata in situazioni selezionate, per esempio quando esiste il sospetto di patologie pelviche che richiedano anche una valutazione o un trattamento chirurgico.

La diagnosi non riguarda soltanto le tube

Uno degli errori più frequenti è concentrare l’attenzione su un singolo elemento. Lo studio dell’infertilità richiede invece una valutazione complessiva della coppia.

Nella donna possono essere necessari un’accurata anamnesi, la visita ginecologica, l’ecografia transvaginale e specifici esami ormonali. In base alla situazione clinica possono essere approfondite la riserva ovarica, l’ovulazione, l’anatomia della cavità uterina e la pervietà tubarica.

Quando esiste il sospetto di una patologia della cavità uterina, l’isteroscopia può assumere un ruolo importante perché consente di osservare direttamente l’interno dell’utero e, quando indicato, di trattare determinate alterazioni endocavitarie. Non è però un esame necessario indistintamente per tutte le donne che presentano difficoltà di concepimento.

Parallelamente è fondamentale studiare anche il partner maschile, perché l’infertilità deve essere affrontata come una condizione della coppia e non attribuita automaticamente alla donna.

Quali terapie sono disponibili?

Non esiste una terapia unica per l’infertilità femminile. Il trattamento dipende dalla causa individuata, dall’età, dalla durata della ricerca della gravidanza, dalla riserva ovarica, dalle condizioni delle tube e dell’utero e dai risultati degli accertamenti effettuati sul partner.

In presenza di alterazioni dell’ovulazione può essere indicato un trattamento farmacologico mirato. Alcune patologie della cavità uterina possono invece beneficiare di un trattamento isteroscopico mini-invasivo.

Quando esiste una patologia tubarica, la strategia deve essere valutata individualmente. In determinate condizioni può essere presa in considerazione la chirurgia, mentre in altre la procreazione medicalmente assistita (PMA) può rappresentare il percorso più appropriato. Tecniche come la fecondazione in vitro permettono infatti di superare alcuni ostacoli tubarici facendo avvenire la fecondazione in laboratorio e trasferendo successivamente l’embrione nella cavità uterina.

Quando è opportuno rivolgersi allo specialista?

Non tutte le coppie devono iniziare immediatamente un percorso diagnostico. Tuttavia, quando la gravidanza tarda ad arrivare, soprattutto in presenza di età materna più avanzata, cicli irregolari, endometriosi, precedenti infezioni pelviche, interventi chirurgici o altre condizioni ginecologiche note, può essere utile anticipare la valutazione.

L’obiettivo non è moltiplicare gli esami, ma individuare quelli realmente necessari. Una diagnosi accurata permette di comprendere dove si trova l’eventuale ostacolo al concepimento e di scegliere il percorso terapeutico più appropriato, evitando trattamenti non necessari e, soprattutto, perdite di tempo che in medicina della riproduzione possono avere un’importanza significativa.

Un percorso costruito sulla singola coppia

Parlare di infertilità significa parlare di situazioni molto diverse tra loro. Due donne della stessa età e con lo stesso periodo di ricerca della gravidanza possono avere cause completamente differenti e richiedere percorsi altrettanto differenti.

Per questo motivo il primo passo non dovrebbe essere cercare una terapia, ma arrivare a una diagnosi corretta e completa, valutando in maniera integrata ovulazione, riserva ovarica, anatomia uterina, pervietà tubarica e fattore maschile.

Solo partendo da queste informazioni è possibile costruire un percorso realmente personalizzato, scegliendo tra attesa, terapia medica, chirurgia mini-invasiva o tecniche di procreazione medicalmente assistita in funzione delle caratteristiche e delle necessità della singola coppia.

Informazioni e visite

Il Prof. Attilio Di Spiezio Sardo svolge attività clinica nelle seguenti sedi:

Studio Privato – Via Torquato Tasso, 480, 80127 Napoli
AOU Federico II – Via Sergio Pansini, 5, 80131 Napoli
Clinica Casa di Cura Ruesch – Viale Maria Cristina di Savoia, 39, 80122 Napoli
Clinica Villa del Pino – C.so Vittorio Emanuele, 494, 80137 Napoli

Per prenotare una visita: +39 327 791 0628.

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