La perdita di una gravidanza rappresenta un evento relativamente frequente, soprattutto nelle prime settimane di gestazione. Quando però gli aborti si ripetono, la situazione merita un’attenzione diversa e può rendere opportuno intraprendere un percorso diagnostico specifico.
Con il termine poliabortività, o abortività ricorrente, si indica la ripetizione di perdite spontanee della gravidanza. Le definizioni utilizzate dalle diverse società scientifiche non sono del tutto sovrapponibili, ma oggi l’attenzione tende a spostarsi verso una valutazione personalizzata, che tenga conto non soltanto del numero delle perdite, ma anche dell’età della donna, della sua storia riproduttiva e delle caratteristiche delle precedenti gravidanze.
L’obiettivo degli approfondimenti non è necessariamente trovare una singola causa. In alcuni casi possono infatti coesistere più fattori e, nonostante indagini accurate, può accadere che non venga identificata una spiegazione precisa.
Perché una gravidanza può interrompersi?
Una parte significativa degli aborti spontanei precoci è legata ad alterazioni cromosomiche dell’embrione, che possono verificarsi casualmente durante la fecondazione e le prime divisioni cellulari. La loro probabilità aumenta con l’età materna, parallelamente alla progressiva riduzione della qualità ovocitaria.
Quando le perdite diventano ricorrenti, tuttavia, è necessario considerare anche altri possibili fattori: anomalie della cavità uterina, alcune condizioni endocrine e metaboliche, specifiche alterazioni genetiche della coppia e determinate patologie della coagulazione o autoimmuni.
Non tutte le alterazioni riscontrate durante gli esami sono però necessariamente responsabili degli aborti. È proprio per questo che gli accertamenti devono essere interpretati all’interno di un percorso specialistico, evitando di attribuire automaticamente un significato causale a ogni risultato anomalo.
Il ruolo dell’utero nella poliabortività
La cavità uterina è l’ambiente nel quale l’embrione deve impiantarsi e svilupparsi. La presenza di determinate anomalie può quindi assumere rilevanza nella valutazione delle perdite gestazionali ricorrenti.
Tra le condizioni da prendere in considerazione vi sono alcune malformazioni uterine congenite, in particolare il setto uterino, ma anche aderenze intrauterine, polipi e miomi che modificano significativamente la cavità.
L’ecografia transvaginale, soprattutto quando eseguita con metodiche tridimensionali, permette oggi di ottenere informazioni molto dettagliate sulla morfologia uterina. In situazioni selezionate possono essere utilizzati ulteriori approfondimenti diagnostici.
Quale ruolo ha l’isteroscopia?
L’isteroscopia permette di osservare direttamente la cavità uterina attraverso uno strumento di piccolo calibro introdotto per via vaginale e cervicale. Può essere particolarmente utile quando gli esami precedenti fanno sospettare una patologia endocavitaria o quando è necessario caratterizzare meglio un’alterazione.
Il vantaggio dell’isteroscopia è rappresentato dalla possibilità, in determinate condizioni, di associare alla diagnosi anche il trattamento. Polipi, aderenze, alcuni miomi sottomucosi e altre alterazioni della cavità possono essere affrontati con tecniche mini-invasive quando esiste una reale indicazione clinica.
Questo non significa, tuttavia, che ogni donna con precedenti aborti debba necessariamente sottoporsi a isteroscopia. L’indicazione deve essere stabilita sulla base della storia clinica e degli esami effettuati, evitando procedure non necessarie.
Esami genetici: quando possono essere utili?
Le alterazioni cromosomiche rappresentano una componente importante degli aborti spontanei. Nell’ambito della poliabortività, in casi selezionati può essere indicata una valutazione genetica della coppia, per verificare la presenza di anomalie cromosomiche che potrebbero influire sulla capacità di portare avanti una gravidanza.
Quando disponibile e clinicamente appropriato, anche l’analisi genetica del materiale della gravidanza interrotta può fornire informazioni utili per comprendere se la perdita sia stata associata a un’anomalia cromosomica dell’embrione.
Il risultato deve comunque essere interpretato attraverso un’adeguata consulenza, perché il significato clinico varia notevolmente da una situazione all’altra.
Tiroide, diabete e fattori endocrini
Anche la salute endocrina della donna viene presa in considerazione nel percorso diagnostico. Alterazioni della funzione tiroidea e un diabete non adeguatamente controllato possono avere ripercussioni sulla gravidanza e devono quindi essere individuati e trattati.
Gli esami necessari vengono scelti in funzione della storia clinica. L’obiettivo non è sottoporre tutte le pazienti a un numero indiscriminato di test, ma costruire un percorso diagnostico razionale e basato sulle caratteristiche individuali.
Sindrome da anticorpi antifosfolipidi e coagulazione
Tra le condizioni maggiormente studiate in relazione agli aborti ricorrenti vi è la sindrome da anticorpi antifosfolipidi, una patologia autoimmune per la quale esistono criteri diagnostici specifici e che può essere associata a complicanze della gravidanza.
La sua identificazione è importante perché, quando la diagnosi è correttamente formulata, esistono strategie terapeutiche specifiche che possono essere utilizzate durante la gravidanza.
Diverso è il discorso per molti pannelli estesi di trombofilia o per altri test proposti talvolta indiscriminatamente alle donne con poliabortività. Non tutti hanno la stessa utilità clinica e non dovrebbero essere prescritti automaticamente in assenza di una precisa indicazione.
Immunologia e poliabortività: attenzione agli esami non necessari
Negli ultimi anni si è sviluppato un forte interesse verso il possibile ruolo del sistema immunitario nell’impianto e nel mantenimento della gravidanza. Questo ha portato alla diffusione di numerosi test e trattamenti definiti genericamente “immunologici”.
È però importante distinguere ciò che possiede solide evidenze scientifiche da ciò che rimane ancora oggetto di ricerca.
Alcuni esami immunologici e numerose terapie proposte nell’ambito dell’infertilità e dell’abortività ricorrente non sono raccomandati come valutazione di routine. Prescrivere molti test non significa necessariamente aumentare le possibilità di individuare la causa del problema e può, al contrario, generare diagnosi poco significative e trattamenti non necessari.
Esiste una terapia per la poliabortività?
Non esiste una terapia unica perché non esiste una sola causa.
Quando viene identificato un fattore correggibile, il trattamento viene indirizzato verso quella specifica condizione. Può trattarsi, per esempio, del trattamento di una patologia uterina selezionata, del controllo di un disturbo endocrino o di una terapia specifica in presenza di una sindrome da anticorpi antifosfolipidi correttamente diagnosticata.
In altre situazioni può essere indicata una consulenza genetica o un percorso nell’ambito della medicina della riproduzione.
È importante anche evitare l’approccio opposto: iniziare empiricamente numerosi farmaci nella speranza che uno di essi possa prevenire un nuovo aborto. Ogni trattamento dovrebbe avere una precisa indicazione, valutandone benefici, limiti e possibili rischi.
Quando non viene individuata una causa
Uno degli aspetti più difficili da accettare è che, anche dopo un percorso diagnostico accurato, in una parte delle coppie non venga identificata una causa certa delle perdite.
Questo non significa necessariamente che una futura gravidanza avrà lo stesso esito.
La prognosi dipende da diversi elementi, soprattutto dall’età materna, dal numero e dalle caratteristiche delle precedenti gravidanze e dalla storia clinica complessiva. Anche quando non viene individuato un fattore specificamente correggibile, un’attenta pianificazione preconcezionale e un adeguato monitoraggio della gravidanza successiva possono rappresentare una parte importante dell’assistenza alla coppia.
Non cercare “un esame in più”, ma costruire il percorso giusto
Di fronte a più aborti spontanei è comprensibile voler trovare rapidamente una spiegazione. Il rischio, però, è quello di intraprendere una successione di esami, test genetici, immunologici e terapie senza una precisa indicazione.
La poliabortività richiede invece un approccio multidisciplinare e personalizzato, nel quale la storia della coppia orienti gli accertamenti realmente necessari.
Studiare correttamente la cavità uterina, valutare i fattori genetici ed endocrini quando indicato e ricercare condizioni specifiche per le quali esistono interventi supportati dalle evidenze permette di costruire un percorso più razionale.
L’obiettivo non è promettere che ogni aborto possa essere prevenuto, ma comprendere quali fattori siano modificabili e creare le migliori condizioni possibili per affrontare una nuova gravidanza.
Informazioni e visite
Il Prof. Attilio Di Spiezio Sardo svolge attività clinica nelle seguenti sedi:
Studio Privato – Via Torquato Tasso, 480, 80127 Napoli
AOU Federico II – Via Sergio Pansini, 5, 80131 Napoli
Clinica Casa di Cura Ruesch – Viale Maria Cristina di Savoia, 39, 80122 Napoli
Clinica Villa del Pino – C.so Vittorio Emanuele, 494, 80137 Napoli
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