Farmaci in gravidanza: quali si possono assumere e quali richiedono maggiore attenzione

Durante la gravidanza è normale prestare maggiore attenzione a tutto ciò che si assume. Una delle domande più frequenti rivolte al ginecologo riguarda proprio i farmaci: posso prendere un antidolorifico? Un antibiotico è pericoloso? Devo interrompere una terapia che seguivo già prima della gravidanza?

L’idea che durante i nove mesi non si debba assumere alcun medicinale è molto diffusa, ma non è corretta. Esistono farmaci che possono essere utilizzati quando necessari, altri che richiedono particolari precauzioni e altri ancora che possono essere controindicati in determinate fasi della gestazione.

La valutazione deve essere sempre individuale, perché il possibile rischio dipende dal principio attivo, dalla dose, dalla durata della terapia, dall’epoca gestazionale e dalle condizioni cliniche della madre. Anche non curare adeguatamente una patologia può infatti rappresentare un rischio per la gravidanza.

Perché bisogna prestare particolare attenzione ai farmaci in gravidanza?

Alcuni principi attivi assunti dalla madre possono attraversare la placenta e raggiungere l’embrione o il feto. Questo passaggio, però, non significa automaticamente che il farmaco provochi un danno.

Gli effetti dipendono dalle caratteristiche della sostanza, dalla quantità assunta e soprattutto dal momento della gravidanza in cui avviene l’esposizione.

Durante la gestazione cambia inoltre il modo in cui l’organismo materno assorbe, distribuisce e metabolizza alcune sostanze. Per questo una terapia deve essere valutata considerando contemporaneamente la salute della madre e quella del bambino.

Il periodo della gravidanza può cambiare il livello di rischio

L’epoca gestazionale è un elemento fondamentale.

Durante le prime settimane avvengono importanti processi di sviluppo embrionale e, nel primo trimestre, si formano progressivamente gli organi e le principali strutture anatomiche. Alcuni farmaci richiedono quindi particolare cautela proprio in questa fase.

Questo non significa che dal secondo trimestre in poi qualsiasi medicinale possa essere utilizzato senza problemi. Alcuni principi attivi possono avere effetti differenti nelle fasi più avanzate della gravidanza e altri richiedono particolare attenzione in prossimità del parto.

Un farmaco può quindi avere un profilo di utilizzo diverso a seconda della settimana di gestazione.

Mal di testa, febbre e dolore: cosa si può assumere?

Anche durante la gravidanza possono comparire febbre, cefalea, mal di denti, dolori muscolari e altri disturbi comuni.

Il paracetamolo è generalmente uno dei farmaci maggiormente utilizzati per il trattamento del dolore e della febbre in gravidanza quando clinicamente necessario. Questo non significa, però, che debba essere assunto senza criterio: anche un medicinale comunemente utilizzato dovrebbe essere impiegato alla dose efficace più bassa e per il tempo necessario, seguendo le indicazioni del medico.

Particolare attenzione deve invece essere riservata ai farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), perché il loro profilo di sicurezza cambia nel corso della gravidanza e il loro impiego può essere problematico soprattutto nelle fasi più avanzate della gestazione.

Per questo motivo non è consigliabile assumere autonomamente l’antidolorifico che si utilizzava abitualmente prima della gravidanza.

Gli antibiotici sono vietati durante la gravidanza?

No. Un’altra convinzione molto comune è che gli antibiotici non possano essere utilizzati durante la gestazione.

Esistono antibiotici che possono essere prescritti anche alle donne in gravidanza quando vi è una reale indicazione clinica, mentre altri principi attivi richiedono maggiore cautela o possono essere evitati in determinate circostanze.

La scelta dipende dal tipo di infezione, dall’epoca gestazionale, dalle condizioni della paziente e, quando possibile, dal microrganismo responsabile.

È importante ricordare che anche un’infezione non adeguatamente trattata può comportare rischi per la madre e per la gravidanza. L’obiettivo non è quindi evitare l’antibiotico a ogni costo, ma scegliere il trattamento appropriato quando realmente necessario.

Cosa succede alle terapie che la donna assumeva già prima della gravidanza?

Questo è un punto particolarmente delicato. Una donna che assume regolarmente farmaci per una patologia cronica non dovrebbe interrompere autonomamente la terapia quando scopre di essere incinta.

Ipertensione, epilessia, diabete, patologie tiroidee, malattie autoimmuni e altre condizioni possono richiedere terapie continuative. In alcuni casi sarà possibile proseguire lo stesso trattamento; in altri il medico potrà decidere di modificare il farmaco o il dosaggio.

Quando una gravidanza viene programmata, è particolarmente utile effettuare una valutazione preconcezionale proprio per verificare in anticipo la compatibilità delle terapie in corso.

Sospendere improvvisamente alcuni farmaci senza indicazione medica può essere più rischioso che continuarli.

Ho preso un farmaco prima di scoprire di essere incinta: cosa devo fare?

È una situazione estremamente frequente. Nelle prime settimane una donna può non sapere ancora di essere incinta e continuare ad assumere un farmaco abituale oppure averne assunto occasionalmente uno per febbre, dolore, allergia o un’infezione.

Quando successivamente scopre la gravidanza, la preoccupazione può essere immediata.

Aver assunto un farmaco non significa automaticamente aver provocato un danno all’embrione. È necessario valutare quale principio attivo sia stato utilizzato, il dosaggio, la durata dell’assunzione e il momento preciso dell’esposizione rispetto all’epoca gestazionale.

È quindi importante riferire l’assunzione al ginecologo senza allarmarsi e senza prendere autonomamente decisioni sulla prosecuzione della gravidanza o della terapia.

Anche i farmaci da banco richiedono attenzione

Il fatto che un prodotto possa essere acquistato senza prescrizione non significa che possa essere utilizzato liberamente durante la gravidanza.

Antidolorifici, decongestionanti nasali, prodotti per tosse e raffreddore, antistaminici e altri medicinali da banco possono contenere principi attivi differenti, talvolta associati nello stesso prodotto.

Prima dell’assunzione è quindi importante controllare non soltanto il nome commerciale, ma soprattutto quali principi attivi contiene il medicinale.

La stessa attenzione dovrebbe essere riservata ai prodotti acquistati online o utilizzati sulla base del consiglio di amici e familiari.

“Naturale” non significa automaticamente sicuro

Integratori, prodotti erboristici e preparazioni definite naturali vengono spesso percepiti come privi di rischi. Non è necessariamente così.

Alcuni estratti vegetali contengono sostanze biologicamente attive e, per molti prodotti, le informazioni disponibili sull’utilizzo durante la gravidanza possono essere limitate.

Anche vitamine e minerali devono essere assunti correttamente. L’acido folico, per esempio, riveste un ruolo fondamentale già nel periodo preconcezionale e nelle prime fasi della gravidanza, mentre assumere autonomamente dosi elevate di vitamine o altri integratori non garantisce maggiori benefici.

È quindi opportuno comunicare al ginecologo anche gli integratori e i prodotti naturali che si stanno utilizzando.

Il rischio di un farmaco deve essere confrontato con il rischio della malattia

Quando una donna è incinta è comprensibile concentrare l’attenzione sui possibili effetti di un medicinale sul bambino. Tuttavia, la valutazione medica deve considerare anche cosa potrebbe accadere se una determinata patologia non venisse curata.

Un’infezione importante, una febbre elevata persistente, un’ipertensione non controllata, un diabete non adeguatamente gestito o altre condizioni materne possono avere conseguenze sulla salute della donna e sull’andamento della gravidanza.

La domanda corretta non è quindi semplicemente: “Questo farmaco è sicuro?”, ma piuttosto: “In questa situazione, quali sono i benefici e i possibili rischi del trattamento rispetto a quelli della mancata terapia?”

È questo rapporto tra beneficio e rischio che guida la decisione clinica.

Mai iniziare o sospendere una terapia autonomamente

La gravidanza richiede prudenza nell’utilizzo dei medicinali, ma prudenza non significa rinunciare alle cure necessarie.

Quando serve una terapia, il medico può scegliere il principio attivo più appropriato considerando le informazioni disponibili sulla sicurezza, l’epoca gestazionale, il dosaggio e la durata del trattamento.

Allo stesso modo, una terapia già in corso non dovrebbe essere sospesa soltanto perché il test di gravidanza è risultato positivo.

Il confronto con il ginecologo e, quando necessario, con lo specialista che segue la patologia materna consente di trovare il corretto equilibrio tra tutela della gravidanza e tutela della salute della madre. Entrambe sono parte dello stesso percorso di cura.

Informazioni e visite

Il Prof. Attilio Di Spiezio Sardo svolge attività clinica nelle seguenti sedi:

Studio Privato – Via Torquato Tasso, 480, 80127 Napoli
AOU Federico II – Via Sergio Pansini, 5, 80131 Napoli
Clinica Casa di Cura Ruesch – Viale Maria Cristina di Savoia, 39, 80122 Napoli
Clinica Villa del Pino – C.so Vittorio Emanuele, 494, 80137 Napoli
Nuova Villa Esther – Via dei Due Principati, 169, 83100 Avellino (AV)

Per prenotare una visita: +39 327 791 0628.

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