Febbre dopo un aborto o un parto? Quando sospettare un’infezione uterina

Dopo un evento ostetrico come un aborto spontaneo, un raschiamento o anche un parto a termine, la febbre può essere un campanello d’allarme da non sottovalutare.

Quando preoccuparsi?

Una febbre superiore a 38°C associata a dolore pelvico, perdite vaginali maleodoranti o sanguinamento persistente può indicare un’endometrite o una infezione intrauterina. Spesso la causa è la presenza di residui placentari (RPOC – Retained Products of Conception) che fungono da substrato per la proliferazione batterica.

Perché è importante una diagnosi precoce?
  • Ritardare la diagnosi può portare a complicanze serie, come infezioni pelviche più estese o danni alla mucosa endometriale.

  • Una corretta valutazione tramite ecografia transvaginale con color Doppler e isteroscopia diagnostica permette di identificare la causa con precisione.

Il ruolo dell’isteroscopia operativa

Grazie alla visione diretta, l’isteroscopia permette di rimuovere i residui in modo selettivo, conservativo e sicuro, riducendo i rischi legati al raschiamento alla cieca, che può danneggiare l’endometrio o non rimuovere completamente il tessuto.

La chirurgia che protegge la fertilità

Preservare l’integrità dell’endometrio è fondamentale per evitare complicanze come:

  • aderenze intrauterine (sindrome di Asherman)

  • cicatrici uterine

  • difficoltà future nel concepimento

Una procedura rapida e risolutiva

Nella maggior parte dei casi, la rimozione isteroscopica si esegue in day-surgery o addirittura in ambulatorio, con ripresa rapida delle attività quotidiane.


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